Ma non erano 12 le cose da fare a Palermo?

Ricapitoliamo le 12 cose da fare a Palermo? (prima parte qui seconda parte qui)

1. Vucciria, Villa Garibaldi, piazza Marina, Foro Italico (Cattedrale chellodicoafare? Tombe Reali idem con patate. Ahem Idem con Cannolo, è superbamente attinente)

2. Rinascente e vista della Vucciria dell’alto. Se capita la scultura di frutta da Giuffrè con frozen alla menta non perdiamola. Via Roma, Quattro Canti, Teatro Massimo e sempre dritto. Fino a Hermès, ahem. Acchiappare l’Evelyne e andare (la smetto, sì)

3.  Giardini Inglesi (ahem Cremolose. Vaschetta 750 grammi arancia rossa ok?) godendosi tutto l’inaspettato e meraviglioso verde della città con il Monte Pellegrino che la sovrasta.

4. Antica Focacceria San Francesco, Tempio di Pane ca’ Meusa e antiche prelibatezze culinarie siciliane.

5. Mondello, indiscutibilmente. Il gelato magari lo saltiamo in piazzetta però.

6. Museo Archeologico e Stucchi Serpottiani. Il Museo di Arte Moderna è picciuino picciuò ma merita. Nel bar all’interno però state lontani dal decaffeinato perchè no. Santo cielo, no.

7. Santa Rosalia. Sul Monte Pellegrino e ovunque sia. 

8. Prendere la Lambretta (in realtà l’Ape Calessino) e girare quartieri spagnoli, Kalsa, Spasimo, Ballarò. Ammirare i sacchi di spezie e l’Arrotino. Benedirvi per aver fatto siffatta scelta.

9.  Castellammare del Golfo e Scopello. Godere di una vista mozzafiato e comprare il Rosmarino fresco dall’adorabile vecchietto con la Fiat.

10. San Vito Lo Capo pregando ci sia il Cous Cous Fest (o almeno la Preview), Granita al gelsomino a Trapani. Riserva dello Zingaro (tra le 10 cose da fare nella vita, questa). Mangiare il gelato e la granita da Minaudo (ma approfitteremo con il post sull’Ice Cream Tour)

11. A Dattilo il vero Cannolo Siciliano! Selvaggio, Prepotente ed enigmatico. Indiscutibilmente affascinante. Essenza della Sicilia antica.

12. Godersi tutti i pranzetti volanti disseminati in città e camminare anche la notte per digerire e non dover prenotare un doppio sedile in aereo. Ma se anche fosse, tornare a casa pieni come tonni ma felici. Molto Molto Molto FELICI.

La cosa buffa è che mi sembra di non aver detto ancora nulla. Perchè a ben pensarci qui abbiamo tralasciato innanzitutto le catacombe. I sotterranei del Convento dei Cappuccini, intendo.

No dico: le catacombe di Palermo! Vogliamo mica non parlarne per almeno trenta ore? masiampassi? (Credo che Crozza mi sia entrato nelle viscere da quando smacchia giaguari con voce Bersanesca. Credo altresì di provare forta simpatia per la prima volta in vita mia nei confronti di un politico, questo grande uomo che sforna aneddoti e similitudini, metafore e chissà che altro come io riesco a farlo con idiozie apocalittiche. Sono doni. Bello il suo, meno il mio ma sto divagando vero?!)

Doverosa premessa (aridaje) : Non si possono fare foto alle Catacombe di Palermo. Non rispettando i luoghi comuni che pretendono di raffigurarmi come sicula-donna del sud- indisciplinata e azzeccagarbugli, ho riposto la mia reflex subito dopo aver fatto il biglietto e mi sono diretta mogia mogia e un po’ infastidita verso le scale che mi avrebbero portato giù verso le catacombe. Mi sono giusto informata se una claustrofobica come me sarebbe diventata automaticamente oggetto di arredo catacombesco. Già mi vedevo con la targhettina vicino al cranio del 1912 con la scritta “turista sicula accompagnata da un nippotorinese. Qui giaciono i resti imbottiti di cremolosa all’arancia”. Rassicurata sul fatto che lo spazio fosse ampio, comodo e confortevole, ho quasi dimenticato che mi si sarebbe parata davanti un’allegra ondata di morte. Ero già stata alle catacombe di Palermo. Avevo tredici anni, ero innocente e docile come un passerottino e magnavo cipster come una disperata. Suppongo che quei due pacchi di cipster che tenevo nello zaino in ogni gita scolastica insieme al paninozzo con la nutella, estathe (ma quello con la nutella e i grissini eh! mica solo estathe!), cotoletta e contenitore di alluminio con pasta di mammà avessero quel quid distrattivo. L’attuale mela in borsa e quasi venti anni (sparatemi) in più danno conferma alle mie sagaci(?) supposizioni.

Insomma questa volta ho visto davvero le Catacombe di Palermo, mettiamola così. La verità è che se entri come una sportiva turista che non ha tempo da perdere e deve vedere questa tappa obbligata può andarti pure bene. Ti fai il corridoio veloce. Dici “umamma guarda quello ha i capelli!” – “no! non ci credo. Guarda quello con la mandibola spaccata!”- “ahahha c’è pure quello senza braccio. E quello ne ha tre!”. Ti diverti. Ti spintoni con l’amico che ti ha accompagnato in questa entusiasmante vacanza (lo stesso che odi perchè la mattina non rispetta mai l’appuntamento e ti perdi i mini wurstel con crauti a colazione che sono oggettivamente leggeri tanto quanto il pane ca’ meusa alle sei del mattino!)  e insomma. Hai visto le Catacombe. Hai giocato a shangai con le ossa e puoi salire a bordo della nave per goderti al ponte 12 il buffet dei dolci palermitani.

Se entri invece in un mood più interiore-introspettivo-ai limiti del lucido, forse che forse alle Catacombe ci resti secco o di sasso. A tua scelta comincia sempre per esse ed è sempre formato da cinque lettere (o almeno spero perchè digito troppo veloce e non posso contare le sillabe e lettere di secco e sasso). Io che lucida, introspettiva e razionale non lo sono per 364 giorni giorni all’anno ma solo per uno, ringrazio il fato per averlo fatto corrispondere esattamente a quello della visita delle Catacombe. E’ c’è tanto sarcasmo e cinismo frullato in questa mia burlesca affermazione.

Un’ondata di morte ti travolge in maniera prepotente e violenta. Gli scheletri sono ad una distanza minima da te. Sono appesi, poggiati e coricati. Senza alcuna barriera se non nei corridoi più interni dotati di gabbie polverose, sono lì. Puoi allungare il braccio e toccarli. Non vi è filtro e controllo. Perlomeno nel giorno in cui sono stata io. Una baraonda di spagnoli e due gruppetti che allegramente facevano caciara direttamente sbarcati da Costa Crociere. Pure bimbi che trotterelevano gridando “pistaaaaaaaaaaaaaaaaaaa” e mamme urlanti “Adolfo noooooooooooon toccare lo scheletroooooooooooo”.

Senza filtri fai conti con la morte. Ti guardi le falangette. Poi ti giri e le osservi senza carni e putride tenute in piedi da una corda come manichini di quello che non sei più e forse mai stato e cacchio. Cacchio, ti chiedi durante uno dei momenti di vacanza, spensierati e assurdamente scanzonati: ma anche io diventerò così? Ponendoti uno dei quesiti più idioti dopo “ma siamo sicuri che al Nippotorinese non possano ricrescere i capelli?”. Perchè è ovvio che diventerai così. Solo che non potrai neanche essere deriso e Adolfo non ti disturberà con le sue manine imbrattate di pane e marmellata, messo in borsa dalla mammina durante la colazione al Ponte 9 Bellini. Gran Buffet.

Un bizzarro teatrino orrendo di ilarità unita a morte. Di gente completamente fuori controllo (e di testa. Presente Iaia!) che in un luogo simile scattava foto, flash e si metteva in posa allegramente davanti allo scheletro meglio abbigliato. C’è mancato poco che mi chiedessero “può farmi una foto lei con l’allegro fanciullo appeso in terza fila con il cranio a metà?!”. Avrei risposto “certo” dopo avergli spaccato allegramente uno stinco a  scelta e via. Click.

Da parte mia avrei voluto prendere a ceffoni tutti e ristabilire un po’ di disciplina. Mi sono limitata a guardare schifata il tutto e parlottare a voce alta come una novantenne dicendo “è un’idecenza. silenzio. rispetto”. Riscoprendomi come sempre duttile, compiacente, affabile e comprensiva (sì ho fatto un salto sul dizionario sinonimi e allora? stai parlando con me? eh? stai parlando con me? cit.) .

Questo, silenzio e simil rispetto intendo, avveniva soltanto davanti al portone di ferro battuto e vetro dopo aver salito quattro-cinque gradini quando davanti si paravano tre culle. Tre culle con due scheletri e una bambina. Sì perchè se quelli ai lati erano due scheletri (di bambini) quella al centro era una bambina. Una bambina con tanto di capelli, vestito e cerchietto. Una bambina morta che dorme beata come fosse viva. Con gote e palpebre chiuse. Pronta a svegliarsi, ridere e giocare.

Come la stessa contraddizione in termini di un luogo di morte che diventa bivacco per gruppi di assurdi personaggi sbarcati dal lusso del bar ponte dodici di Costa Crociere.

Rosalia Lombardo, così si chiama la piccola dormiente; soggetta ancora ad accurate ricerche su come sia stato possibile mantenere, a distanza ormai di quasi cento anni, intatta la piccola creatura. Nata a Palermo nel 1918 e morta il 6 Dicembre del 1920 si ritiene che il suo decesso sia dovuto ad un’infezione bronchiale.

Solo il volto è rimasto intatto al contrario del corpo (non visibile e messo sotto una copertina) che è reso scheletro. Questo perchè il processo di imbalsamazione (miscela di formalina, glicerina, sali di zinco, alcool e acido salicilico) non è stato operato in tutta la superficie. La Bella Addormentata, è così che la chiamano, è protetta da una teca ermetica di acciaio e vetro; quella appunto sopra i gradini che sembra essere un portone con vetrata, proprio perchè viene continuamente erogato ozono e gas in grado di uccidere qualsiasi organismo vivente che possa compromettere ancor più i primi segni di decomposizione che il tempo sta attuando.

Silenzio quando dal vetro vi è un tripudio di flash, cellulari, reflex e digitali. Una signora arriva e urla “non si fanno foto! Non si fanno foto!” e poi va via spazientita mentre nessuno riesce a fermarsi. Esausta, contrariata e alterata (mettiamo alterata va) mi sono trasformata in pecora e ho seguito il gregge.

Scelta sbagliatissima e vergognosa me ne rendo conto ma pur non tirando fuori la reflex ho impugnato l’iphone e chi si è visto si è visto. Da altezzosa, cinica-sarcastica-insopportabile-essere quale sono mi sono detta che no: Trino meritava un’inquadratura dignitosa! (Trino Scheletrino è quello con il quale ho avuto una liason visiva. Il più bello. Se lo vedete ditegli che siete amici miei. Cosa sto dicendo?)

Il ragazzo che pochi minuti prima mi aveva detto nella biglietteria di non far foto mi ha guardato spazientito mentre mi aggiravo disinvolta con l’iphone in mano facendo finta di mandare messaggi (che in modalità aereo si sa è possibilissimo); mi ha sorriso e detto “fai pure qualche foto, tranquilla”. Con una faccia di tolla stoica e impavida ho detto “no! Le norme vanno rispettate”.

Che poi io abbia detto “a metà” quando lui era già lontano è un altro discorso. Sono stata onesta e me ne compiaccio ancora adesso dandomi vigorose pacche sulla spalla. Se dovessi mai leggere questo Blog mio caro simpatico accondiscente ragazzo della biglietteria sappi che: sono una schifezza e misentotantoincolpa. Ma non era specificato “non fare foto con l’iphone”. Tiè ! (no sul serio: cosa diavolo sto dicendo?)

Queste Catacombe, site vicino al cimitero di Palermo, in realtà sono i sotterranei del Convento dei Cappuccini. Le cifre delle salme si aggirano intorno alle ottomila unità. No. Non ho sbagliato mica a digitare. OTTOMILA UNITA’. Le mummie-scheletri-salme-comelevogliamochiamare sono divise per classe sociale nonostante sia lapalissiano che appartengano quasi nella loro totalità a ceti sociali piuttosto elevati. Uomini di chiesa, in primis.

Si parla di diversi metodi di imbalsamazione. Generalmente si facevano letteralmente “scolare” dopo averli privati degli organi interni e si aspettava che rinsecchissero per poi lavarli con aceto. Dopo questa operazione susseguiva in alcuni un riempimento in paglia per poi essere vestiti di tutto punto con gli abiti. Il bagno nell’arsenico o di acqua di calce erano altre due tecniche molto usate.

 Insomma per dire che l’anno scorso mi aggiravo felice tra i corridoi del Museo di Anatomia Umana e affascinata emettevo gridolini guardando centinaia di cervelli, sotto lo sguardo sbigottito del Nippotorinese, e quest’anno mi porto a casa una bella infornata visiva di scheletri e un’amicizia profonda con Trino lo Scheletrino.

Ma quante fantastiche avventure macabre ancora mi attendono?

E per la serie “me la canto e me la suono” vorrei giusto rispondere: Tantissime. Perchè a breve qui parte il “Torino Magica Tour!”. Perchè no. Non solo L‘Ice Cream Tour estivo attende gli esasperati amici (masochisti) del Gikitchen ma anche il Torino Magica Tour. Presa ormai da questa insana voglia di recensire i luoghi (date la colpa ad Elisa, ok? E’ quella bellissima con gli orecchini gialli, sì) e vista l’imminente partenza per quel di Turin, la mia amata seconda città, ne vedremo delle belle (che è chiaramente un eufemismo. Quando ci sono di mezzo io non può qualcosa essere bello. Al massimo tremendamente bizzarrassurdo. Masifaquelchesipuò o meglio sièquelchesiè).

E’ divertente che una statica, introversa, timidissima  magnona di dolci e cibo spazzatura sia diventata un’estroversa, sfacciata, rompiballe in movimento che cena con sculture di frutta e frozen di menta lamentandosi del grado di maturità dell’ananas, no?

Questo per dire che non è mai troppo tardi per essere quella che sei. Senza vergognartene. Libera da filtri e maschere. E non uno scheletro senza carni appeso. Una Trina la scheletrina, a caso.

Non morta. Ma semplicemente: viva. La ricetta più semplice di tutta la vita con gli ingredienti più difficili da trovare.

Perchè sono nascosti sapientemente dentro di te. Non bisogna avere paura di squartarsi e far “scolare”, come nel processo di mummificazione, tutto il marcio. Svuotarsi. Riempirsi di paglia che sono gli affetti morbidi e sinceri come cuscini al dolore. E.

Vivere. Vivere. Vivere.

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2 risposte a “Ma non erano 12 le cose da fare a Palermo?

  1. Se capita la scultura di frutta da Giuffrè con frozen alla… … ffrozenzaino.wordpress.com

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