Piazza Armerina e il Ratto di Persefone

Chiaramente quella che fa brutte figure sono sempre io. Lui arriva bello fresco con il suo accento torinese e chiede lumi circa le friandine nei Dolciumi Zingale, locale rinomato per biscotti e leccornie in quel di Piazza Armerina. A me non rimane che chinare il capo e far comparire il lacrimone manga giapponese alla sinistra in alto della mia testa vuota e via verso magiche avventure. E’ stato un week end lunghetto rispetto agli ultimi e altri arriveranno (sì sono in ritardo pure con la catalogazione dei ricordi. E’ snervante), il che mi fa desumere che non posso che esserne felice. Nonostante i post siano programmati sino a natale 2098 (infatti sto sfornando già le colombe per rimpinguare l’archivio pasquale del 2099) ho una qual certa difficoltà a gestire tutto in movimento. Contando che questo 2012 e 2013 saranno all’insegna dei viaggi, tocca abituarsi, fare un sospiro e cominciare con lo yoga (almeno quello dello wii. Oh sono una campionessa nel saluto al sole).

I muratori andranno via a Ottobre se tutto va bene ed io. Ed io sono disperata, manco a dirlo.

Insomma sarà che l’algido nordico ama leggiucchiare le guide riguardanti le osterie e le tre tazzine e stellette o sarà semplicemente che ha più tempo di me (è sempre la seconda) ma grazie a questo tour velocissimo all’interno dei Dolciumi Zingale ho scoperto in primis che il biscotto Totò (così lo chiamiamo a Catania) altro non è che il biscotto Taitù; Taitù cioè Sole era la Regina (1849-1918) che fu imperatrice etiope moglie dell’imperatore Menelik.

Mentre lui annuisce e la gentilissima Signora ridacchiando sostiene “Tutti in Sicilia lo chiamano Totò ma il nome corretto è Taitù” mi riprometto di saperne di più anche perché questo dolcetto oltre a piacere moltissimo al mio papetto è da un po’ nella mia personalissima To Do List. Il mio papà tra l’altro oggi compare sul Giornale La Sicilia; roba fantascientifica insomma.

Abbiamo fatto un salto a Piazza Armerina, oltre che per collezionare l’ennesima mia foto in controluce che appassiona non poco il Nippotorinese, per gustare un po’ i lavori in corso nella Villa del Casale; la Villa del Casale è una villa tardo romana i cui resti sono situati nell’immediata periferia di Piazza Armerina, comune dove si possono trovare meravigliosi vialetti con siepi degne di nota. E’ come se Edward Mani di Forbice fosse passato di lì. Devo assolutamente portarci Bestiabiondaferrarese al secolo conosciuta come Pezzo di Stella ventiquattro.

 La paesaggistica è davvero interessante e non pare neanche appartenere alla Sicilia tanto sono verdi e rigogliosi. Sarà pure che questo è senza ombra di dubbio alcuno un giugno particolarmente freddo. Certo non bisogna fidarsi di una sicula pallida con il giubbotto mentre tutti gli altri sono in costume e cappello di paglia, ma è anche vero che ad agosto per non beccarmi i raggi UVA sono quella con i collant. Seppur otto denari, sempre collant sono. La memoria volge a quella diapositiva che mi ritrae al Cous Cous Festival quando tutti boccheggiavano ed io allegramente zompettavo tutta bardata di nero con relativi collant (mi guardano tutti machiseneimporta? Preferisco essere ricordata ” come quella pazza tutta coperta” piuttosto che ” quella tutta scollata volgare”, tiè).

La Villa è famosissima e patrimonio dell’UNESCO dal 1997. Ricca di mosaici e totalmente in ristrutturazione (molti percorsi sono ancora inagibili. Ettepareva). Un ingresso monumentale e il corpo centrale della villa organizzato intorno ad una corte a peristilio quadrangolare dotata di giardino con vasca al centro (davvero meravigliosa nonché la mia preferita; non che sia una nota importante ma tant’è). Moltissimi animaletti e laterali adornati da decorazioni cubiste manco fossero contemporanee. Perché stupisce proprio quella trama così moderna in alcuni scorci.

Sulla via del ritorno un ristorante stellato Michelin nel quale non ci siamo fermati perché per me sarebbe stato difficile chiedere dell’insalata o della frutta che  non fosse almeno destrutturata e poi perché il Nippotorinese aveva mangiato solo otto tonnellate di specialità dolciumesche ergo si è rimandato ad un futuro prossimo. Purtroppo non si è potuto godere a pieno di questo micro viaggetto all’interno della Villa perché i turisti erano tantissimi (per ritrarre le colonne senza dolcissimi fanciulli tedeschi ho impiegato qualcosa come tre minuti. Al secondo minuto ho estratto la luparadaborsettasparacuoricini e li ho stesi al suolo).





Durante la via del ritorno una tappa obbligatoria che con la cultura non ha praticamente niente a che fare mi attendeva. Il cinquanta per cento dell’outlet e di conseguenza ballerine a pois a metà prezzo. Nonostante fosse tanta la voglia di correre velocissimamente lì e uccidere le concorrenti che volevano accapparrarsi l’ultimo quaranta, ho ugualmente acconsentito alla fermata “Lago di Pergusa” e aggiungerei un gigante: e menomale.

Ho perso sì quella zeppa fiorata che volevo maledettamente per allinearmi a questo delirio floreale imposto dai marchi per questa primavera estate all’insegna del disequilibrio visivo a causa di flash allucinogeni fluo, ma sono stata nel luogo dove Ade o Plutone che dir si voglia si innamorò di Proserpina, Persefone.

E ho pensanto tanto a Cey e al fatto che lei ami moltissimo la mitologia. Devo assolutamente portarla lì.

Proserpina nell’antica Roma e Persefone in Grecia, con la sua etimologia che significa “emergere”, era figlia di Cerere. Rapita da Plutone/Ade re degli inferi mentre raccoglieva fiori al Lago di Pergusa presso Enna. Trascinata sulla sua biga trainata da quattro cavalli neri divenne la sposa dello stesso e ne fu regina. La madre Cerere disperata per l’assenza della figlia ottenne di farla tornare in superficie solo per sei mesi l’anno e per questo motivo leggenda vuole che la felicità della madre si esprima con il rifiorire della natura durante i sei mesi in cui la figlia riemerge dagli inferi e con il conseguente freddo e gelo nei restanti mesi. La natura strettamente correlata a questa zona cui Proserpina era fortemente legata. Enna con il suo rigoglioso verde e curve di emozioni e non solo di asfalto regala davvero una bella passeggiata; a mio avviso totalmente deturpata dalla pista automobilistica che per assurde ragioni a me ignote è stata costruita proprio intorno.

L’impatto visivo e il Belvedere soprattutto ne risentono notevolmente e quello che poteva essere un luogo (e doveva essere) dove contemplare la grandezza del mito e della Sicilia strettamente correlata alla storia vera e di fantasia, viene annientato ancora una volta dalla deficienza di qualche mente diabolica come un moscerino che ha preteso di farci girare macchine intorno. Inquinando. Sporcando. E non in ultimo creando un disturbo uditivo non indifferente. Amen.





Note visive a seguire: 

Non posso non guardare i Cartoni Animati in macchina; men che meno perdermi una puntata di Arturo e Kiwi.
Non le pubblico ma siamo anche noi dei romanticoni che si fanno le foto puccipuccipucci stendendo il braccio e fissando ebeti gli obiettivi. Siamo solo un po’ riservati, tutto qui. Perché su Twitter spesso (continuamente) mi viene chiesto “ma una foto abbracciati? mentre vi date bacini? puccipucci cuccicucci?”. L’esasperazione dell’amore mi turba. Mi piace guardare quella degli altri. La mia la risparmio volentieri ma qualora si avesse bisogno di prove*disse ridacchiando sommessamente.
Nell’Outlet lungo la Palermo-Catania oltre ad essere finite le ballerine a pois perché ne ho prese solo tre paia (tiè alla bionda che cercava di farsi entrare il mio numero!) c’è questo luogo che prende il nome di Ca’puccino; a quanto pare catena presente al nord in quel degli outlet. Ecco. Sia messo a verbale che sanno fare i ghiacciolini genuini con solo acqua, zucchero e frutta  e che il gusto mandarino è strepitosamente buono. E che non stanno proprio messi male con la granita al pistacchio. Non è delle migliori  certo ma per essere una catena non ha proprio nulla da individiare ad altri che professano produzioni da fantomatici millenni.

Con orgoglio poi l’angolo rosa della casa. Luogo detestato fortemente al Nippotorinese dove è costretto a cenare ultimamente. Ho allestito questo angolo (work in progress eh. Perché questi gerani rossi cozzano fortemente e andranno sostituiti con nuance adeguate). Non trovo dei Nani reggiportate in color rosa pallido ed è per questo che ho comprato tanto ma proprio tanto acrilico rosa.

Non esistono? E li faccio io.
Mai demordere.

 ( e sì. Appendo le lampade Ikea al soffitto con la lenza. E’ una mania la mia ma vedere la candela sospesa in aria mentre si cena è una di quelle cose semplici e irrinunciabili che non possono mancare altrimenti tiro fuori la motosega in memoria di Faccia di Cuoio; che sono una personcina equilibrata io).

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2 commenti

Archiviato in Enna, Piazza Armerina, Shopping, Sicilia Occidentale

2 risposte a “Piazza Armerina e il Ratto di Persefone

  1. Sebastiano

    Bellissimo articolo per chi è nato a Enna, andato a scuola a Piazza Armerina ed adesso vive a Torino!
    Sto andando a leggere tutti i tuoi vecchi posts, congratulazioni!

    Concordo con te per la poca valorizzazione del “Belvedere della Sicilia”

    PS: Si chiamano “Totò!!!!!”

  2. Pingback: Cartocciate Catanesi |

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