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Percorrendo la Mare Neve

( Non è facile scrivere dalla macchina ma io ci provo. Impavidità *mode on)

Per motivi meramente personali non ho un gran bel ricordo di Bronte. Considerato che amo il pistacchio e che il  pistacchio: bronte = cacio:maccheroni (la mia mente squisitamente matematica prende il sopravvento mentre i neuroni sono stati annientati dai quaranti gradi) è davvero difficile non sgusciarne uno trattenendosi dall’imprecare su quella memoria. In riferimento a me, inciso.

Se c’è stato un periodo della mia vita che mi ha visto protagonista di viaggi catania-bronte-catania-bronte-catania anche per quattro volte al giorno, ce ne sono stati altri (sino all’altro ieri per intenderci) in cui  per evitare il passaggio hanno fatto allungare i tragitti di decine e decine di chilometri.

Il tempo prodigioso non solo fa dimenticare le inutilità ma le trasforma in allegre macchiette che alla fine ricordi addirittura volentieri. Ed a quanto pare ho tanti simpatici burattini da muovere come voglio nella mia memoria.

Nel tragitto, che ben ricordavo seppur molti anni siano passati, canticchiavo prendendo appunti; intervallando racconti al Nippotorinese. Su quella volta che. Su quella volta di. Ridere a crepapelle sulla mia idiozia e riflettere su quante inaspettate sorprese possa riservarci la vita ha dato inizio ad una giornata da ricordare.

I cassetti della memoria contenevano dentro solo lacrime in quei cinquantacinque chilometri. Cassetti svuotati e riempiti di risate, adesso. Messo un po’ di profumatori alle spezie per mandare via gli ultimi cattivi odori e via.

E’ fatta.

E’ Bronte.

E la vedo per la prima volta questa piccola cittadina di neanche ventimila anime. Situata all’interno del Parco dell’Etna e dei Nebrodi, neanche a dirlo, come tutte le città siciliane è stata buttata giù più volte. Per la lava, per i terremoti, per le incurie e blablabla.

L’agricoltura è la risorsa principe e ulivi, aranci, fichi d’India, mandorli, castagni, noccioli, viti, peri e pistacchi convivono su un suolo composto prevelentemente da terra vulcanica e argillosa.

Passeggiando nel centro storico e nella parte vecchia sita vicino alla Chiesa dell’Annunziata, si può apprezzare una pace paradisiaca e surreale; soprattutto nelle ore della siesta sicula (14-16.30). Un’assurda calma che ti riporta indietro nel tempo. Nei vicoletti ci sono le finestre aperte e senti il rumore dei piatti e dei bicchieri. I bambini frignano perchè vogliono uscire e vengono rimproverati “perchè prima devi riposare!”. Signore attempate sedute sul gradino d’entrata davanti le porte con delle sedie di plastiche che si lamentano di varici, nipoti e questigiovanidioggi.

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