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I Pezzi di Tavola Calda a Catania

Oggi la ricetta comparirà alle 16:16. Dlin Dlon. Fine comunicazione di disservizio.

La mia terra ben presto accoglierà orde di turisti che si riverseranno in cerca di un soggiorno esotico in patria, che con la crisi si sa è giusto rispolverare il detto “ abbiamo così tante meraviglie in Italia, perché andare all’Estero?”.

Mi sento quindi in dovere di auto-eleggermi Guida Virtuale Sicula, non tanto per rovinarvi (solo) la vacanza ma anche il pre partenza. Sperando di eccellere dunque con questa Rubrica di cui se ne poteva tranquillamente fare a meno oggi si getteranno le basi che occorreranno in linea generale per rendere il soggiorno in Sicilia davvero un’esperienza indimenticabile. Per comodità in questa prima puntata, che definirei pilota, tracceremo per punti dei passi salienti culinari necessari per la sopravvivenza. Seguiranno altre puntate settimanali con tanto di foto, documentazioni, video e allegati.

Da cosa si poteva partire se non dal cibo? Giusto per introdurre al meglio ( risate registrate) il tutto ricordo che comunque qui al Gikitchen vi sono questi pseudo articoletti redatti lo scorso anno , ovvero:

Poi vabbè essendo io sicula al cento per cento vi è la sicilia ovunque qui.

 E’ importante seguire una dieta alimentare rigidissima almeno una settimana prima della partenza prestabilita qualsiasi sia la meta prescelta in Sicilia. Sarebbe opportuno agire nel seguente modo: quattro giorni di depurazione detox e i restanti tre  un digiuno comprensivo solo di acqua e frutta. Questa privazione di proteine e carboidrati non dovrà in alcun modo preoccupare la salute dell’allegro Turista che recupererà con gli interessi il calo di zuccheri e grassi che si è imposto per non tornare a casa con un’intossicazione alimentare. L‘isola riesce a lasciare moltissimi ricordi ed uno di questi è un aumento del peso corporeo pari al dieci per cento ( se tutto va bene).

Gli indigeni del luogo amano coccolare i gitanti venuti da lontano (intendo sbarcati sulla terra perché potenzialmente potrebbe essere anche proveniente da Reggio Calabria) e la loro preoccupazione nel vederli sotto peso e non in perfetta forma fisica li porterà ad elargire consigli culinari per una buona ripresa dello stato di salute. E’ importante quindi sottolineare che per un Siciliano “essere sottopeso” significa nel resto del Mondo ” essere normopeso”. Quest’ultimo parametro difatti è tale se vi sono almeno quindici chili di sovrappeso. Solo allora un uomo/una donna/un bambino/una bambina possono essere catalogati come ” persone che stanno bene”. Naturalmente se la percentuale aumenta vorticosamente si passa allo stadio ” persone che stanno molto bene”. Giusto per fare un esempio velocissimo: un individuo che porta con sé dai venti ai venticinque chili di sovrappeso ” sta benissimo”.

Il Siciliano medio ti inviterà a non compiere gesti inconsulti e quindi preferire due arancini e quattro mini (secondo gli standard dell’isola) panini alla porzione di frutta che ti eri prefisso in spiaggia. Ti narrerà delle sue gesta culinarie per incoraggiarti quindi a non demordere e proseguire impavido nell’ingurgitamento di calorie gustose e ricche di qualsiasi tipo di valore nutrizionale. Ma quali sono gli esatti parametri per una buona convivenza? 

Oggi cercheremo di riassumere sintetizzando in vista di vere e proprie tabelle in formato stampabile che potrete comodamente portare con voi . Mi sto organizzando.

In Sicilia, soprattutto nella parte orientale, esiste il concetto e la conseguente filosofia della ” Tavola Calda”. Per Tavola Calda si intende tutto un tripudio di salatini e stuzzichini, tanto per capirci e generalizzare. In realtà il discorso è talmente ampio che un’enciclopedia di trentasette (mila)  volumi non basterebbe. Basti sapere al momento che il Siciliano va in visibilio quando si trova a dover elargire consigli sui pezzi culinari che compongono la tavola calda. Si destreggerà benissimo nella discussione ricca di dettagli sulle varie tipologie che compongono questa filosofia culinaria. Non fatevi trovare impreparati e farete qualche bagno in più senza essere ostaggio di gentili elargitori consiglieri.

I pezzi di tavola calda sono sostanzialmente:

Pizzetta, Arancino, Cartocciata, Bolognese, Bomba, Sfoglia, Cipollina e Siciliana (non contiamo neanche la mozzarella in carrozza et similia ma solo le tradizionali per eccellenza).

Niente di così trascendentale si direbbe a primo acchito ma ognuna di queste tipologie contiene come in un diagramma di flusso complicatissimo delle diramazioni che tutto sono fuorché semplici.

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Se io fossi un Angelo ( Noto )

E’ difficile trovare un luogo della Sicilia che non sia stato travolto. E da un terremoto violentissimo. E dalla lava. E dalla incuria. E dai continui assalti da ogni dove. Tra le macerie si è sempre ricostruito e queste stesse talvolta sono rimaste per secoli. Violentata e stuprata assiduamente da natura e umanità, nasconde tra nefandezze, sporcizie e assurdità delle meraviglie invereconde.

Noto, patrimonio dell’unesco, con il suo portentoso barocco siciliano lascia storditi. Con quaranta gradi a mezzogiorno in un’afosissima mattina di agosto si percorre la via principale giusto un po’ esterrefatti. La Porta Reale, che introduce alla principale arteria del Centro Storico, eretta da Angelini allievo del Canova, apre le danze visive. Tra stucchi, movimenti architettonici complessi e squisitamente barocchi, oltrepassando la Chiesa di San Francesco e l’attiguo Convento si gustano delle lunghissime scalinate. Si arriva a Piazza del Municipio dopo aver sbirciato tra negozietti tipici per turisti dove spiccano a mio modestissimo parere squallori come la maglietta del padrino ed emergono prodotti creativamente validi come quelli di Siculamente. Apprezzabilissima marca emergente intrisa di una sicilianità creativa, divertente ed esilarante.    Piazza Municipio è il centro monumentale della città barocca in cui si concentrano le architetture più significative. La Cattedrale, maestosa e barocca è dedicata a San Nicolò. Nel 1996 il crollo della cupola e di alcuni pilastri ha dato il via ad un’opera di restaurazione finita nel 2006 ed oggi sorge in tutta la sua maestosa bellezza. E’ la terza volta in pochissimo tempo che approdo in quel di Noto e se c’è una cosa che mi piace moltissimo è giocare sulle scalinate con il fisheye.

Posta nelle scalinate di Palazzo Ducezio, proprio di fronte, alzo il naso all’insù virando l’obiettivo e faccio rincongiungere il tetto sopra di me con quello di fronte. Lui lo sa e allora sta fermo lì preoccupandosi dei miei continui disequilibri. Sono capace di cadere da ferma, figuriamoci in movimento con la testa all’insù su delle scalinate.

Ieri era difficile eseguire questa attività fotografica perchè un bambino giocava a pallone, un signore saltellava sulle scale come in preda a possessione demoniaca, un gruppetto di tedeschi mangiava granita e inzuppava brioche e il signore dei palloncini aveva ben pensato di spostare la sua attività ambulante seguendo un percorso preciso: in qualsiasi luogo io mi fermassi e in una posizione strategica, ovvero quella “davanti a me. Ovunque io fossi”.

Il Nippotorinese ama Noto, come poche cittadine in Sicilia, e se c’è qualcosa che gliela fa idolatrare ancor di più è il Caffè Sicilia. Perchè dopo le foto con il fisheye e il gioco “schiva il signore dei palloncini” e “urta il signore saltellante sulle scalinate” e “spiega al tedesco che l’arancino non va inzuppato nella granita di mandorle” si va sempre lì. Tappa obbligata.

Il Gambero Rosso da tempo immemore gli attribuisce tre cucchiai e tre chicchi ma suppongo che non siano mai abbastanza. Caffè Sicilia dove aleggia il Dolce Stil Noto è stato fondato nel 1892 come fabbrica di Marmellata e Torrone. Ancora oggi infatti sono visibili decine e decine di marmellate custodite gelosamente dietro teche di vetro che portano proprio l’ononima etichetta. Per venire incontro alle esigenze del costume ottocentesco fu apertoaanche al pubblico una parte con caffetteria, pasticceria e gelateria.

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12 Cose da fare a Palermo (seconda parte)

 

Prima di cominciare è doveroso ricordare che senza un Nano da Giardino nel Portabagagli è inutile proprio anche solo pensare di partire, ok? Smettiamola di essere disorganizzati, santocielo.

(le prime sei cose da fare a Palermo le trovi cliccando qui >>>)

L’itinerario Serpottiano non lo inserisco neanche nelle dodici cose da fare a Palermo perchè talmente lapassiano che il sol farlo potrebbe risultare ai limiti dell’offensivo. Perchè Palermo in questa baraonda visiva di vicoli dove vecchio e nuovo si mischiano in un pericoloso capogiro di magnificenza, traborda di prodigiosi stucchi del Serpotta. L’itinerario quindi comprende oltre agli oratori del Rosario di Santa Cita, di San Lorenzo e del Rosario di San Domenico anche le chiese di Sant’Agostino e San Francesco d’Assisi. La grandezza ineguagliabile del grande scultore Giacomo Serpotta fu proprio quella di rifuggire dal materiale allora adoperato dai più autorevoli artisti. Serpotta difatti per modellare statue e decorazioni si affidava allo stucco e non preferiva il marmo di certo più resistente. Quel soffice impasto con il genio e l’abilità veniva trasformato in un sorprendente decoro ramificato di unica beltà. Purtroppo il tempo e le conservazioni poco adatte hanno rovinato memorie passate ma bisogna assolutamente gustarne la delicatezza quando si è Palermo. Angeli, Putti e la sua firma: una lucertolina che in dialetto siciliano diventa “sirpuzza” in ricordo del cognome di questo grandissimo artista. Continua a leggere

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12 Cose da fare a Palermo ( prima parte)

Palermo è la quinta città d’Italia per consistenza demografica e la maggiore della Sicilia, sede del governo autonomo regionale e principale porto dell’Isola. Distesa tra il golfo e la corona di monti che racchiude la Conca d’Oro, conta otto circostrizioni amministrative.

E questo è l’inizio di una qualsiasi guida turistica. Manca 679.730 abitanti rifacendosene ad una che si discosta un po’ dalla più aggiornata Wikipedia, ma è un passaggio che si può francamente saltare perchè in realtà pare si aggirino ad oltre un milione i fortunati abitanti palermitani.

Fortunati perchè questa conca d’oro è immersa in un golfo maestosamente bello che toglie il fiato e con il sovrastante Monte Pellegrino ti lascia basita tra odore di zagare e ricotta.

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