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Se io fossi un Angelo ( Noto )

E’ difficile trovare un luogo della Sicilia che non sia stato travolto. E da un terremoto violentissimo. E dalla lava. E dalla incuria. E dai continui assalti da ogni dove. Tra le macerie si è sempre ricostruito e queste stesse talvolta sono rimaste per secoli. Violentata e stuprata assiduamente da natura e umanità, nasconde tra nefandezze, sporcizie e assurdità delle meraviglie invereconde.

Noto, patrimonio dell’unesco, con il suo portentoso barocco siciliano lascia storditi. Con quaranta gradi a mezzogiorno in un’afosissima mattina di agosto si percorre la via principale giusto un po’ esterrefatti. La Porta Reale, che introduce alla principale arteria del Centro Storico, eretta da Angelini allievo del Canova, apre le danze visive. Tra stucchi, movimenti architettonici complessi e squisitamente barocchi, oltrepassando la Chiesa di San Francesco e l’attiguo Convento si gustano delle lunghissime scalinate. Si arriva a Piazza del Municipio dopo aver sbirciato tra negozietti tipici per turisti dove spiccano a mio modestissimo parere squallori come la maglietta del padrino ed emergono prodotti creativamente validi come quelli di Siculamente. Apprezzabilissima marca emergente intrisa di una sicilianità creativa, divertente ed esilarante.    Piazza Municipio è il centro monumentale della città barocca in cui si concentrano le architetture più significative. La Cattedrale, maestosa e barocca è dedicata a San Nicolò. Nel 1996 il crollo della cupola e di alcuni pilastri ha dato il via ad un’opera di restaurazione finita nel 2006 ed oggi sorge in tutta la sua maestosa bellezza. E’ la terza volta in pochissimo tempo che approdo in quel di Noto e se c’è una cosa che mi piace moltissimo è giocare sulle scalinate con il fisheye.

Posta nelle scalinate di Palazzo Ducezio, proprio di fronte, alzo il naso all’insù virando l’obiettivo e faccio rincongiungere il tetto sopra di me con quello di fronte. Lui lo sa e allora sta fermo lì preoccupandosi dei miei continui disequilibri. Sono capace di cadere da ferma, figuriamoci in movimento con la testa all’insù su delle scalinate.

Ieri era difficile eseguire questa attività fotografica perchè un bambino giocava a pallone, un signore saltellava sulle scale come in preda a possessione demoniaca, un gruppetto di tedeschi mangiava granita e inzuppava brioche e il signore dei palloncini aveva ben pensato di spostare la sua attività ambulante seguendo un percorso preciso: in qualsiasi luogo io mi fermassi e in una posizione strategica, ovvero quella “davanti a me. Ovunque io fossi”.

Il Nippotorinese ama Noto, come poche cittadine in Sicilia, e se c’è qualcosa che gliela fa idolatrare ancor di più è il Caffè Sicilia. Perchè dopo le foto con il fisheye e il gioco “schiva il signore dei palloncini” e “urta il signore saltellante sulle scalinate” e “spiega al tedesco che l’arancino non va inzuppato nella granita di mandorle” si va sempre lì. Tappa obbligata.

Il Gambero Rosso da tempo immemore gli attribuisce tre cucchiai e tre chicchi ma suppongo che non siano mai abbastanza. Caffè Sicilia dove aleggia il Dolce Stil Noto è stato fondato nel 1892 come fabbrica di Marmellata e Torrone. Ancora oggi infatti sono visibili decine e decine di marmellate custodite gelosamente dietro teche di vetro che portano proprio l’ononima etichetta. Per venire incontro alle esigenze del costume ottocentesco fu apertoaanche al pubblico una parte con caffetteria, pasticceria e gelateria.

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