Archivi tag: alberghi

Tour Visivo: Il Monastero dei Benedettini a Catania



Continua a leggere

4 commenti

Archiviato in Catania, Foto, Instagram, Tour Visivo

I Pezzi di Tavola Calda a Catania

Oggi la ricetta comparirà alle 16:16. Dlin Dlon. Fine comunicazione di disservizio.

La mia terra ben presto accoglierà orde di turisti che si riverseranno in cerca di un soggiorno esotico in patria, che con la crisi si sa è giusto rispolverare il detto “ abbiamo così tante meraviglie in Italia, perché andare all’Estero?”.

Mi sento quindi in dovere di auto-eleggermi Guida Virtuale Sicula, non tanto per rovinarvi (solo) la vacanza ma anche il pre partenza. Sperando di eccellere dunque con questa Rubrica di cui se ne poteva tranquillamente fare a meno oggi si getteranno le basi che occorreranno in linea generale per rendere il soggiorno in Sicilia davvero un’esperienza indimenticabile. Per comodità in questa prima puntata, che definirei pilota, tracceremo per punti dei passi salienti culinari necessari per la sopravvivenza. Seguiranno altre puntate settimanali con tanto di foto, documentazioni, video e allegati.

Da cosa si poteva partire se non dal cibo? Giusto per introdurre al meglio ( risate registrate) il tutto ricordo che comunque qui al Gikitchen vi sono questi pseudo articoletti redatti lo scorso anno , ovvero:

Poi vabbè essendo io sicula al cento per cento vi è la sicilia ovunque qui.

 E’ importante seguire una dieta alimentare rigidissima almeno una settimana prima della partenza prestabilita qualsiasi sia la meta prescelta in Sicilia. Sarebbe opportuno agire nel seguente modo: quattro giorni di depurazione detox e i restanti tre  un digiuno comprensivo solo di acqua e frutta. Questa privazione di proteine e carboidrati non dovrà in alcun modo preoccupare la salute dell’allegro Turista che recupererà con gli interessi il calo di zuccheri e grassi che si è imposto per non tornare a casa con un’intossicazione alimentare. L‘isola riesce a lasciare moltissimi ricordi ed uno di questi è un aumento del peso corporeo pari al dieci per cento ( se tutto va bene).

Gli indigeni del luogo amano coccolare i gitanti venuti da lontano (intendo sbarcati sulla terra perché potenzialmente potrebbe essere anche proveniente da Reggio Calabria) e la loro preoccupazione nel vederli sotto peso e non in perfetta forma fisica li porterà ad elargire consigli culinari per una buona ripresa dello stato di salute. E’ importante quindi sottolineare che per un Siciliano “essere sottopeso” significa nel resto del Mondo ” essere normopeso”. Quest’ultimo parametro difatti è tale se vi sono almeno quindici chili di sovrappeso. Solo allora un uomo/una donna/un bambino/una bambina possono essere catalogati come ” persone che stanno bene”. Naturalmente se la percentuale aumenta vorticosamente si passa allo stadio ” persone che stanno molto bene”. Giusto per fare un esempio velocissimo: un individuo che porta con sé dai venti ai venticinque chili di sovrappeso ” sta benissimo”.

Il Siciliano medio ti inviterà a non compiere gesti inconsulti e quindi preferire due arancini e quattro mini (secondo gli standard dell’isola) panini alla porzione di frutta che ti eri prefisso in spiaggia. Ti narrerà delle sue gesta culinarie per incoraggiarti quindi a non demordere e proseguire impavido nell’ingurgitamento di calorie gustose e ricche di qualsiasi tipo di valore nutrizionale. Ma quali sono gli esatti parametri per una buona convivenza? 

Oggi cercheremo di riassumere sintetizzando in vista di vere e proprie tabelle in formato stampabile che potrete comodamente portare con voi . Mi sto organizzando.

In Sicilia, soprattutto nella parte orientale, esiste il concetto e la conseguente filosofia della ” Tavola Calda”. Per Tavola Calda si intende tutto un tripudio di salatini e stuzzichini, tanto per capirci e generalizzare. In realtà il discorso è talmente ampio che un’enciclopedia di trentasette (mila)  volumi non basterebbe. Basti sapere al momento che il Siciliano va in visibilio quando si trova a dover elargire consigli sui pezzi culinari che compongono la tavola calda. Si destreggerà benissimo nella discussione ricca di dettagli sulle varie tipologie che compongono questa filosofia culinaria. Non fatevi trovare impreparati e farete qualche bagno in più senza essere ostaggio di gentili elargitori consiglieri.

I pezzi di tavola calda sono sostanzialmente:

Pizzetta, Arancino, Cartocciata, Bolognese, Bomba, Sfoglia, Cipollina e Siciliana (non contiamo neanche la mozzarella in carrozza et similia ma solo le tradizionali per eccellenza).

Niente di così trascendentale si direbbe a primo acchito ma ognuna di queste tipologie contiene come in un diagramma di flusso complicatissimo delle diramazioni che tutto sono fuorché semplici.

Continua a leggere

2 commenti

Archiviato in Catania, Cibo, Sicilia Orientale, Street Food, Tavola Calda

I Pezzi della Colazione a Catania

Pubblicato su Style >>>>>

Con la prima puntata di “Te lo dico io come sopravvivere in Sicilia” pensavate di esservela cavata, nevvero? Vi vedo già fissare il monitor inebetiti dalle mie idiozie circa cartocciata, patè, siciliana e cipollina sibilando “ma questa è matta? che sta dicendo?”.

I pezzi di tavola calda non sono frutto della mia esagerata e psicolabile fantasia ma una secolare realtà culinaria (mi piace esagerare, embè?). Ordunque semmai ti fossi perso cotanto delirio non hai che da cliccare qui per restare al passo con questo Corso che vuole essere un vero e proprio monumento letterario (non ho bevuto eh. Solo succo d’ananas ma mi piace dire sciocchezze, embè? E mi piace pure dire embè a quanto pare) capace di raccogliere in formato bignami i punti salienti ed essenziali per tutti quelli che coraggiosamente hanno deciso di fronteggiare “La Sicilia in Tavola”.

Come per i pezzi di tavola calda la quantità esagerata e la moltitudine dei pezzi della colazione in Sicilia (anche oggi trattiamo solo la provincia di Catania e dintorni ma non mancheranno le altre, ci mancherebbe santocielo!)  non dovranno in alcun modo stupire. Le varie diramazioni e declinazioni di gusti verranno ampiamente sottolineate e specificate ma basti sapere che fondamentalmente i pezzi della colazione in Sicilia, reperibili dal più piccolo baretto di provincia sino ad arrivare a quello rinomatissimo nel cuore e centro della città, possono essere semplicemente riassunti così:

Cornetto, Raviola, Iris, Panzerotto, Brioche con il tuppo, Treccia, Graffa.

Siamo alle basi eh. Come per un’aspirante fashion victim sarebbe dire: “ti occorrono scarpe con tacco 12, stivalotto volgare per le giornate tristi, borsa degna di tale nome, occhiali spiritosi e cappello”. Ma non confondiamoci le idee o perlomeno proviamoci.

Il Cornetto sì è proprio quello universale che in tutto lo Stivale, isole comprese, generalmente spopola durante le ore del mattino. Il Cornetto siculo non è chiaramente quello dell’Autogrill, nulla togliendo alla suddetta società che amo in maniera viscerale perché vende le caramelle nel deserto dell’asfalto e le bibite energetiche nauseabonde al mirtillo che mi piacciono anche se poi sto malissimo. Innanzitutto sono le dimensioni a variare (e quindi a ben pensarci si potrebbe asserire che il Cornetto Siculo non è chiaramente quello del resto dell’Italia) perché il Cornetto Siculo è almeno il doppio del classico prodotto da forno. Esiste una legge in Sicilia. E’ segreta, massonica e pochi avranno il coraggio di rivelarvela ma io che sono devota alla coerenza e alla verità sono qui impavida e senza timore pronta a proferirla. Il cornetto siculo non è mai vuoto, regola numero uno. Il cornetto siculo non è mai con la marmellata, regola numero due. Bevi un bicchiere d’acqua e prosegui. Se stai iperventilando, tranquillo/a è tutto regolare. Inspira espira e procedi. LENTAMENTE. Ripeto LE-NTA-MEEE-NNNTTTE occhei?

Il cornetto, generalmente servito vuoto in modo da poterlo accompagnare con le confetture che si preferiscono, è un must nel resto delle regioni. Per il Siciliano il cornetto vuoto è un affronto. Provate ad offrirgliene uno. Certamente la volontà di non essere sgarbato farà sì che lo mangi ugualmente ma quell’angolo laconico sulla sinistra dell’iride vi farà percepire quanto disprezzo stia provando per siffatta scelta.

Il cornetto deve essere grondante di crema; che sia nutella o crema di pistacchio e cannella sino ad arrivare alla crema pasticcera vanigliata o cannellata e al cacao, ma non deve in alcun modo contenere roba leggera come può essere la marmellata o PEGGIODIPEGGIO vuoto. Molti bar adesso possiedono il cornetto vuoto ma quasi un decennio fa quando il Nippotorinese (il povero pazzo che ho fatto trasferire da Nord a Sud, sì) si aggirava le prime volte in territorio straniero abbiamo proprio fatto un sondaggio e, basandoci su casistiche che posso tranquillamente documentare, solo un bar su venti aveva il cornetto vuoto. Cinque su venti quello alla marmellata. L’immancabile è nutella-crema pistacchio-crema. Il Siculo tiene quattro cornetti vuoti  e un po’ con la marmellata giusto per fare contento “il rappresentante di Milano venuto per una giornata lavorativa in Sicilia”, o “quel turista fissato con questa crema di frutto puahhhhcheschifo”. Un vero siculo non cede alle lusinghe del “no grassi solo frutta” ma ci infila dentro un cannolo imbottito e un altro cornetto se necessario, ergo: non stupitevi se il cameriere vi guarderà con sospetto o declinerà un timido “del nord sei vero?” perché è chiaro che per lui sei forestiero e peggio ancora non ti avventuri nella cultura sicula. Cosa c’è di peggio che andare a Tokyo e mangiare Pizza o andare in America e chiedere un bel piatto di pasta? Se sei andato in Sicilia e prendi un cornetto vuoto potevi pure startene a casa. Con la crema di pistacchio santo cielo! RAGIONA! Con otto tonnellate di crema ma SANTOCIELO POSA QUEL CORNETTO VUOTO! POSALO SUBITO!

Per questo motivo l’affare cornetto è di fondamentale importanza per una corretta sopravvivenza. Mai si potrà rendere più felice un cameriere siciliano dicendo “mi consiglia il cornetto al pistacchio?” (ci uscirà pure il pezzo più grande e un abbraccio. Al siciliano piace sempre che si renda omaggio alla sua terra. Poco importa l’intossicazione alimentare santocielo).

Andate ordunque impavidi e cornettate al pistacchio. Al vuoto e al light e a quelle maledette cremine senza grassi baderete poi con calma non appena tornati in patria. E finiamola con il salutismo! Sfondatevi! (generalmente dico l’opposto ma sono nella fase “Sicula mode on” e devo essere credibile. Nessuno osi contraddirmi).

Sulla Brioche (nel messinese si chiama con il tuppo) c’è da fare un capitolo a parte e così sarà. Perché la brioche qui in Sicilia, soprattutto nel catanese definita “brioscia”, oltre ad essere portabandiera della nazione-pianeta Sicilia (così giusto per non esagerare), ha un’essenza complicata. Nel terzo capitolo di questo Tour si approfondirà il discorso Granita (sua fida compagna) ed è per questo che oggi la classificheremo velocemente come accompagnamento alla granita o al gelato. Ritorneremo sull’etimologia del tuppo e della brioscia, certamente.

La Treccia somiglierebbe un po’ a una sfoglia cornettosa ibrida ed anche a quei panini di sfoglia con uvetta che si trovano in quel di Marsiglia, giusto per capirci o in tutto il territorio Franssssccese (scritto così). In realtà è un pezzotto da colazione ambitissimo e gustoso che generalmente accompagna il cappuccino. Se quindi è vostra intenzione gustare un cappuccino, prendendo atto che il Siciliano lo detesta e che qui si fa il caffè e mica “ste cose schiumate”, potreste lanciarvi nell’assaggio di codesta meraviglia che risulta non troppo pesante (sottotitolo: rispetto al resto, mi pare ovvio. Occorre sempre basarsi sui parametri degli indigeni del luogo di cui faccio parte con sommo onore).

Continua a leggere

1 Commento

Archiviato in Catania, Colazione, Sicilia Orientale

Sicilia

1 Commento

Archiviato in Video

Catania

C’è qualcosa che ti inculcano con insistenza sin da quando sei piccolo. Forse per convincerti che gli stupri subiti dalla tua terra possano essere cancellati con il mare e il sole. Si trascorrono ore a inserirti, come monete in un salvadanaio vuoto,  delle parole piene di affetto, calore e ospitalità. Un calore bruciante come la lava che deve far parte di te. E’ come se tutti quei sorrisi che mostri esasperati debbano in qualche modo sopperire al dolore delle gabbie e delle leggi nascoste e silenziose che cominciano a far parte di te quando ancora non riesci a pronunciare “acqua”. C’è una forma di auto difesa che deve contrastare quella precisione che non può appartenerti perché è così che è. E la rassegnazione, alla quale chiaramente non vuoi abbandonarti, cerchi di trasformarla. Plasmarla. Inventarla. Con tutta la fantasia dei popoli diversi che hai nel sangue.

C’è qualcosa che da quando sono in vita mi fa fortemente detestare un concetto. Un luogo comune. Un modo. E c’è qualcosa che da poco tempo mi fa sentire inesorabilmente parte di esso. Ieri, senza chi come me abita questa terra, in un silenzio irreale e spaventosamente urlante mi sono ritrovata a guardare Catania con gli occhi in sù. Con le sue finestre che rievocano i colori di Suspiria. Con il suo barocco nero attorcigliato tra piante di balconi con calzini spaiati stesi che puoi allungare le mani e sistemare mollette. Disordinate, colorate, di legno e metallo. Il Teatro Massimo su scalinate dove non mi sono mai seduta bevendo una birra e tra le piante di una Villa Bellini che non ricordavo così verde, bella ed umile. Tra statue senza teste ed odore di fico. Quando con le narici tiri su e il mare e chi lo abita ti entra dentro formando un acquario dentro le viscere. Pieno di pesci colorati che sono belle intenzioni e tentacoli di polpo rosso che sono sogni. E arrivano ovunque allungandosi.

C’è qualcosa che ieri mi ha fatto sentire orgogliosa di essere catanese. Siciliana. Sicula. E’ come sentire una nota in un giro velocissimo di pentagramma e individuarla nella bolgia di urla. Non so esattamente cosa ma quando ho alzato gli occhi e nel silenzio le arance sugli alberi di Corso Italia si sono mosse velocemente come tamburelli in mezzo al verde. Io. I limoni sul lungomare con la pietra lavica buttata tra acqua e fuoco mentre mangio una granita al pistacchio   chiedendomi se laggiù in quella barca un pescatore sta catturando un sogno.

In quel qualcosa ho ritrovato una parte di me che non credevo mi appartenesse. Tra arancia e cannella. Era lì lasciata a terra nella mia città deserta. Aspettava di essere raccolta. Ed è stata lì per più di trenta anni. Immobile ad aspettarmi. Senza urlare o cercando di attrarmi. Ha avuto la pazienza necessaria per essere da me trovata. capita. apprezzata.raccolta.

Non perché inculcata. raccontata. esasperata. imposta.

Ne mancano ancora tanti di pezzi ma adesso che so mi stanno aspettando. Sarà mia premura cercarli e prendermene cura. Perché è mia. Anche un po’ mia, adesso.

Catania.

Continua a leggere

1 Commento

Archiviato in Catania, Sicilia Orientale

Taormina la recensiamo il 22 Dicembre, ok?

Non ero ancora stata a Ortigia, e quindi l’impressione dell’Ashbee è stata senza ombra di dubbio positiva. Non che per questo non ne conservi un ricordo valido, per carità. L’albergo Ashbee è magnificamente ospitato all’interno di una villa del 1908; il nome deriva proprio dall’Architetto Robert Charles Ashbee che se ne occupò. Situato in un punto nevralgico, ovvero proprio vicino a Porta Messina entrata del viale principale della cittadina, questo hotel è un vero e proprio patrimonio artistico e culturale in quanto situato in un luogo paradisiaco. Immersa in un parco secolare difatti la villa tra altissime palme, limoni e mandarini si affaccia sul litorale messinese e quando non vi è foschia si vede addirittura la Calabria che dista in fondo soltanto tre chilometri dal capoluogo della provincia di cui Taormina fa parte. Una piscina open dà un senso di sconvolgimento ancor di più. Quasi a buttarsi nell’infinito dello stretto ti accoglie prepotentemente catapultandoti in un sogno senza pari.

Le camere dal gusto classico con dipinti ricercati e tratti plumbei nascondono modernità e comodità degne di un extralusso. La pulizia di primordine e la cura nell’accogliere l’ospite è visibile nei vari necessaire del bagno e dalla linea ricercata Ortigia, che spopola in tutta la Sicilia come portabandiera della cosmesi regionale. Ad accoglierci anche la sorpresa di ritrovare delle paste di mandorla firmate Bacco; proprio quelle che avevamo avuto il piacere di acquistare direttamente in azienda nel nostro tour brontese.

Una ricerca estetica riuscitissima e prodotti locali come è giusto che sia. L’assenza di ciabattine, che  si fa notare considerato che sono una brava psicolabile, è sopportabile visto che la cabina armadio è spaziosa e con grucce monocolore in frassino chiaro (sì vabbè sto in fissa. uff).

Pezzi pregiati all’interno della camera classicheggiante e moderna al tempo stesso sono apprezzabilissimi quanto inutili e la cortesia del personale molto più formale e “da albergo lussuoso” è apprezzabilissima per alcuni quanto l’esatto contrario per altri. Un distacco dovuto ma troppo formale e non certo l’approccio lusso-friendly di quel d’Ortigia. Ma non ci si sta mica lamentando. Ci si lamenta piuttosto per la colazione che non appare adeguata non possedendo nessun particolare prodotto tipico siciliano ma neanche tendente al continentale. Come tante altre; nulla di che insomma. Essendo campionessa nel trovare parole inutili avere difficoltà la dice lunga. E se vogliamo proprio essere maniacali: la frutta era vergognosamente insapore. Succulentissima per gli ospiti non italiani non metto in dubbio ma santapolpetta, no.

La notte godere del panorama sorseggiando qualcosina è davvero un’esperienza da ricordare sotto il brusio di incessanti e laboriosi grilli che cantano fino a mattina inoltrata manco fossero a qualche talent show condotto dalla De Filippi in versione insetto. Fortuna che le camere sono insonorizzate e tanti saluti.

Continua a leggere

2 commenti

Archiviato in Hotel, Messina, Sicilia Orientale, Taormina

Cartoline da Taormina

Continua a leggere

1 Commento

Archiviato in Foto, Messina, Sicilia Orientale, Taormina

Siracusa e Ortigia

[post ad alto contenuto fotografico. Per caricarlo potrebbero servire due week end e otto ore]

Quando sedici giga non bastano, metti sotto carica la reflex ogni sera mentre ti entusiasmi perchè nel necessaire del bagno c’è pure una porzione di maschera antistress contro i radicali liberi, e non in ultimo hai dolore all’indice destro perchè è stato un continuo click, puoi asserire senza ragionevoli dubbi di essere stata davvero in un gran bel posto.

A Ortigia eravamo andati al rientro da Palermo. Non perchè fosse di strada ma per vedere se c’erano ancora gli sconti sulle Balenciaga. Ok la smetto, uffa.

Trascorsa una giornata ci eravamo ripromessi di tornare per godercela di notte e al mattino e nonostante siamo entrambi campioni nel non riuscire a mantenere le promesse su appuntamenti e annessi, ci siamo miracolosamente riusciti.

Per la pseudorubrica “le cose da fare in tal città” si aggiunge ordunque: Le  cose da fare ad Ortigia e Siracusa. Contando però che è solo un minuscolo assaggino avendo una mole di foto e parole in testa che potrei arrivare a Natale senza problema alcuno.

Senza ombra di dubbio, giusto per cominciare,  correre velocissimamente verso la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo. Ospitata a Palazzo Bellomo, edificio del XIII-XIV secolo, con due fasi costruttive ben distinte, ovvero età sveva identificabile nella struttura bastionata del pianterreno e una fase ricostruttiva quattrocentesca individuabile nel piano superiore. All’interno non è possibile fotografare e se la cosa prima mi infastidiva un po’ perchè volevo goderne successivamente, adesso mi rincuora pure. Estraggo fuori il moleskine e comincio a girare scribacchiando di date, impressioni, autori sconosciuti e non. Talvolta riaffiorano anche ricordi e c’è il microblog (fulgido esempio numero 1). Ed è giusto anche non perdere l’abitudine nel tracciare linee dopo incessanti ticchettii.

Reperti scultorei dell’età paleocristiana e un cortile che raccoglie fregi e stemmi sono pronti ad accoglierti insieme ad una sorprendente scala dal gusto catalano. Nella sala cinque vi è la famosa Annunciazione di Antonello da Messina. I colori dei quadri sono cupi. Angoscianti e con tratti porpora. Volti di Cristo in pietra, crocifissioni, dolori ed espiazioni.

Continua a leggere

3 commenti

Archiviato in Hotel, Musei, Ortigia, Siracusa

Percorrendo la Mare Neve

( Non è facile scrivere dalla macchina ma io ci provo. Impavidità *mode on)

Per motivi meramente personali non ho un gran bel ricordo di Bronte. Considerato che amo il pistacchio e che il  pistacchio: bronte = cacio:maccheroni (la mia mente squisitamente matematica prende il sopravvento mentre i neuroni sono stati annientati dai quaranti gradi) è davvero difficile non sgusciarne uno trattenendosi dall’imprecare su quella memoria. In riferimento a me, inciso.

Se c’è stato un periodo della mia vita che mi ha visto protagonista di viaggi catania-bronte-catania-bronte-catania anche per quattro volte al giorno, ce ne sono stati altri (sino all’altro ieri per intenderci) in cui  per evitare il passaggio hanno fatto allungare i tragitti di decine e decine di chilometri.

Il tempo prodigioso non solo fa dimenticare le inutilità ma le trasforma in allegre macchiette che alla fine ricordi addirittura volentieri. Ed a quanto pare ho tanti simpatici burattini da muovere come voglio nella mia memoria.

Nel tragitto, che ben ricordavo seppur molti anni siano passati, canticchiavo prendendo appunti; intervallando racconti al Nippotorinese. Su quella volta che. Su quella volta di. Ridere a crepapelle sulla mia idiozia e riflettere su quante inaspettate sorprese possa riservarci la vita ha dato inizio ad una giornata da ricordare.

I cassetti della memoria contenevano dentro solo lacrime in quei cinquantacinque chilometri. Cassetti svuotati e riempiti di risate, adesso. Messo un po’ di profumatori alle spezie per mandare via gli ultimi cattivi odori e via.

E’ fatta.

E’ Bronte.

E la vedo per la prima volta questa piccola cittadina di neanche ventimila anime. Situata all’interno del Parco dell’Etna e dei Nebrodi, neanche a dirlo, come tutte le città siciliane è stata buttata giù più volte. Per la lava, per i terremoti, per le incurie e blablabla.

L’agricoltura è la risorsa principe e ulivi, aranci, fichi d’India, mandorli, castagni, noccioli, viti, peri e pistacchi convivono su un suolo composto prevelentemente da terra vulcanica e argillosa.

Passeggiando nel centro storico e nella parte vecchia sita vicino alla Chiesa dell’Annunziata, si può apprezzare una pace paradisiaca e surreale; soprattutto nelle ore della siesta sicula (14-16.30). Un’assurda calma che ti riporta indietro nel tempo. Nei vicoletti ci sono le finestre aperte e senti il rumore dei piatti e dei bicchieri. I bambini frignano perchè vogliono uscire e vengono rimproverati “perchè prima devi riposare!”. Signore attempate sedute sul gradino d’entrata davanti le porte con delle sedie di plastiche che si lamentano di varici, nipoti e questigiovanidioggi.

Continua a leggere

2 commenti

Archiviato in Bar, Bronte, Gelati, Ice Cream Tour, Randazzo

Se io fossi un Angelo ( Noto )

E’ difficile trovare un luogo della Sicilia che non sia stato travolto. E da un terremoto violentissimo. E dalla lava. E dalla incuria. E dai continui assalti da ogni dove. Tra le macerie si è sempre ricostruito e queste stesse talvolta sono rimaste per secoli. Violentata e stuprata assiduamente da natura e umanità, nasconde tra nefandezze, sporcizie e assurdità delle meraviglie invereconde.

Noto, patrimonio dell’unesco, con il suo portentoso barocco siciliano lascia storditi. Con quaranta gradi a mezzogiorno in un’afosissima mattina di agosto si percorre la via principale giusto un po’ esterrefatti. La Porta Reale, che introduce alla principale arteria del Centro Storico, eretta da Angelini allievo del Canova, apre le danze visive. Tra stucchi, movimenti architettonici complessi e squisitamente barocchi, oltrepassando la Chiesa di San Francesco e l’attiguo Convento si gustano delle lunghissime scalinate. Si arriva a Piazza del Municipio dopo aver sbirciato tra negozietti tipici per turisti dove spiccano a mio modestissimo parere squallori come la maglietta del padrino ed emergono prodotti creativamente validi come quelli di Siculamente. Apprezzabilissima marca emergente intrisa di una sicilianità creativa, divertente ed esilarante.    Piazza Municipio è il centro monumentale della città barocca in cui si concentrano le architetture più significative. La Cattedrale, maestosa e barocca è dedicata a San Nicolò. Nel 1996 il crollo della cupola e di alcuni pilastri ha dato il via ad un’opera di restaurazione finita nel 2006 ed oggi sorge in tutta la sua maestosa bellezza. E’ la terza volta in pochissimo tempo che approdo in quel di Noto e se c’è una cosa che mi piace moltissimo è giocare sulle scalinate con il fisheye.

Posta nelle scalinate di Palazzo Ducezio, proprio di fronte, alzo il naso all’insù virando l’obiettivo e faccio rincongiungere il tetto sopra di me con quello di fronte. Lui lo sa e allora sta fermo lì preoccupandosi dei miei continui disequilibri. Sono capace di cadere da ferma, figuriamoci in movimento con la testa all’insù su delle scalinate.

Ieri era difficile eseguire questa attività fotografica perchè un bambino giocava a pallone, un signore saltellava sulle scale come in preda a possessione demoniaca, un gruppetto di tedeschi mangiava granita e inzuppava brioche e il signore dei palloncini aveva ben pensato di spostare la sua attività ambulante seguendo un percorso preciso: in qualsiasi luogo io mi fermassi e in una posizione strategica, ovvero quella “davanti a me. Ovunque io fossi”.

Il Nippotorinese ama Noto, come poche cittadine in Sicilia, e se c’è qualcosa che gliela fa idolatrare ancor di più è il Caffè Sicilia. Perchè dopo le foto con il fisheye e il gioco “schiva il signore dei palloncini” e “urta il signore saltellante sulle scalinate” e “spiega al tedesco che l’arancino non va inzuppato nella granita di mandorle” si va sempre lì. Tappa obbligata.

Il Gambero Rosso da tempo immemore gli attribuisce tre cucchiai e tre chicchi ma suppongo che non siano mai abbastanza. Caffè Sicilia dove aleggia il Dolce Stil Noto è stato fondato nel 1892 come fabbrica di Marmellata e Torrone. Ancora oggi infatti sono visibili decine e decine di marmellate custodite gelosamente dietro teche di vetro che portano proprio l’ononima etichetta. Per venire incontro alle esigenze del costume ottocentesco fu apertoaanche al pubblico una parte con caffetteria, pasticceria e gelateria.

Continua a leggere

3 commenti

Archiviato in Bar Storici, Cibo, Cose da fare, Gelati, Granite, Ice Cream Tour, Noto, Sicilia Orientale